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mercoledì 16 gennaio 2013

Festa delle Farchie a Fara Filiorum Petri

Festa delle Farchie Fara Filiorum Petri
Forse non è conosciutissima in tutta Italia, ma si tratta di una delle feste tradizionali più importanti della penisola: la manifestazione ha luogo da più di 200 anni il 16 gennaio, la vigilia di S. Antonio Abate, il santo protettore degli animali, nonché patrono di Fara Filiorum Petri. Si tratta di una manifestazione folkloristica che si basa su un miracolo che sarebbe stato compiuto dal santo in questione qualche secolo fa: narra la leggenda infatti che, nel 1799, durante l'invasione francese, il santo sarebbe apparso alle truppe nemiche quando queste stavano cercando di entrare nel paese.
S. Antonio trasformò le querce che circondavano la località in fiamme, costringendo gli invasori francesi alla fuga. Cosicché, i faresi, il giorno prima della festa del santo, (che avviene il 17 gennaio), compiono una processione all'imbrunire con fiaccole di canne (le farchie sono appunto grossi fasci di canne legati ad arte, manualmente, con rami di salice rosso caratterizzate da una consistenza di circa 1 metro di diametro e circa 8 metri di lunghezza). Altre fiaccole, più grandi, sempre per l'occasione, vengono poste lungo l'ultimo tratto della strada che portava alla chiesetta dedicata a sant'Antonio. Cosicché, il 16 gennaio, nel primo pomeriggio, i faresi trasportano le farchie dalla propria contrada al piazzale antistante la chiesetta di S. Antonio Abate, innalzandole e incendiandole. Il trasporto avviene per mezzo di trattori oppure la farchia è trasportata “a spalla” dagli stessi contradaioli. In alcune contrade sopravvive l'usanza che i cortei prima di iniziare il viaggio recitino le litanie lauretane. I contradaioli scaricano la farchia poggiandola sul suolo e quindi, al comando del "capofarchia" la innalzano in piedi. Il capofarchia dirige le fasi di innalzamento mettendosi in piedi davanti la farchia stessa sul terreno, dando ordini cadenzati mentre gli altri, muniti di funi, scale e filagne (travi di legno legate in modo da formare una “x”) alzano diversi quintali di peso. L'ultimo strappo è il momento più pericoloso: se gli uomini alle funi tirano troppo oppure se il gruppo alla filagna spinge eccessivamente, la farchia rischia di ribaltarsi cadendo col suo straordinario peso sulle squadre degli “alzatori”.L'innalzamento della farchia Negli ultimi 30 anni si è assistito ad una progressiva riduzione delle dimensioni delle farchie da una parte imposta dalle forze dell'ordine e dall'altra aiutata dall'eliminazione del premio che durante il Ventennio e fino al secondo dopoguerra veniva assegnato alla farchia più bella, spingendo così le contrade a costruire farchie sempre più grandi. Al tramonto, quando tutte le farchie sono alzate si dà inizio all'incendio. Spettacolare è il modo con cui viene incendiata la farchia: per farlo, si ricorre a fuochi d'artificio, sotto lo sguardo delle contrade nemiche, pronte a criticare la minima imperfezione della farchia appena eretta e a fischiare, in segno di sfottò, la temutissima interruzione della raffica di spari che funge da miccia all'accensione del gigante di canne. Dopo che tutte le farchie sono accese, i faresi danno spazio ai canti, ai dolci e al vino. Dalla chiesa la processione con la statua del santo arriva sul piazzale per la benedizione delle farchie. Col sopraggiungere della sera i contradaioli buttano a terra la propria farchia per tagliarne una metà da riportare alla contrada dove questa finirà di ardere. Un tempo le farchie venivano riportate e bruciate in paese, nella piazza del mercato. A seguito di lamentele da parte degli abitanti della piazza, i cui portoni di casa spesso bruciavano a causa del fuoco che cadeva dalle farchie, si decise di spostare tutte le farchie sotto il paese lungo il fiume Foro. Con la creazione della pompa di benzina alla fine degli anni sessanta finì l'usanza di terminare i festeggiamenti tutti insieme accanto alla propria farchia. Il 17 mattina, presso la chiesa di S.Antonio, si svolge la festa religiosa con la benedizione del pane, del fuoco e degli animali.
Una curiosità: in passato alcune contrade (quelle “urbane” che non avevano campagne a disposizione) si procacciavano le canne necessarie a costruire la farchia rubandole a malcapitati contadini che spesso, sorpresi i ladri con le mani nel sacco, reagivano sparandogli contro e denunciandoli ai carabinieri. Oggi la tradizione del furto delle canne continua solo grazie ai contradaioli più giovani che, qualche giorno prima della festa di notte si avventurano nelle campagne dei paesi vicini alla ricerca più di emozioni forti che di materiale utile alla preparazione della farchia.

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